Cos’è per noi lo stile Kinbaku Luxuria:

Lo stile Kinbaku Luxuria, come il Naka Ryu da cui trae ispirazione, è uno stile essenziale, a volte quasi minimale, in cui non c’è spazio per virtuosismi di nodi fini a sé stessi: “non si fanno decorazioni perché la bellezza è la sua”.

Ogni corda, ogni nodo, ogni frizione ed ogni passaggio deve essere fatto pensando esclusivamente a Lei, per renderla ancora più bella, per darle sensazioni più intense e farla sentire al centro del mondo che insieme stiamo creando.

Chi si fa legare in questo stile cerca un senso di protezione e di abbandono: mostra nuda la sua anima, è qualcosa che va ben al di là del corpo. Non dobbiamo essere dei semplici legatori ma dobbiamo essere “creatori di un’esperienza”: solo così una sessione di bondage può diventare qualcosa di profondo, di intimo, a volte anche sconvolgente.

Ogni volta che leghiamo una persona Le stiamo raccontando una storia, diversa ogni volta in base al nostro stato d’animo.

In questo stile non si fanno giunzioni alle corde, ognuna ha un nodo di inizio e un nodo alla fine, proprio come una frase, e tutte insieme formano un racconto di immagini, sensazioni, suoni e odori che viviamo con Lei.

E come una storia va raccontata con calma, in modo da dare il tempo a chi ascolta di capirla e farla propria, allo stesso modo quando leghiamo non dobbiamo avere l’ossessione di fare in fretta: faremo solo confusione. Dobbiamo anzi fare in modo che quello che stiamo dicendo (con le corde) sia ben compreso, per questo motivo tra una corda e l’altra Le diamo il tempo di ascoltare e di ascoltarsi, di sentire cosa le sta trasmettendo la corda che abbiamo appena messo, come questa interagisce con quelle messe in precedenza, di abituarsi alle reazioni del proprio corpo. E solo quando sarà pronta a proseguire, metteremo la corda successiva.

Altro aspetto fondamentale di questo stile è che si tratta di semenawa, la corda usata come strumento di tortura, di sofferenza e di tutto ciò ne apprezziamo la bellezza: “la bellezza della sofferenza”.

Detta così potrebbe essere interpretata come un affermazione sadica e spietata, invece è esattamente l’opposto: la sofferenza non è intesa qui come dolore, ma come tormento, tormento nel fisico perché certamente le sensazioni che la corda trasmette possono essere molto forti a volte quasi dolorose, tormento nell’animo di chi si trova ad un bivio: lottare e cercare di vincere contro la corda (impossibile), oppure decidere di abbandonarsi e soccombere.

Proprio da questa ultima scelta deriva la bellezza del semenawa: una donna che decide di abbandonarsi totalmente alla corda si trasforma: il suo viso, il suo corpo, i suoi lineamenti assumono forme e sinuosità impareggiabili. Espressioni, forme e bellezza che durano lo spazio di una legatura, proprio a sottolineare il carattere effimero della nostra stessa esistenza.

E’ uno stile di profondo rispetto per la persona che ci si offre: togliere la libertà a qualcuno, metterlo completamente nelle nostre mani, è un atto forte e potente e dobbiamo essere in grado di dargli la giusta importanza.

Quello che ad un occhio disattento potrebbe sembrare solo bondage crudo, a volte persino violento, è invece un atto d’amore incondizionato l’uno per l’altro.

“Il tormento della corda è per le anime che hanno dentro quella tristezza, quel tumulto interiore, quel bisogno di abbandonarsi aldilà di chi lega e di chi viene legato. Non parliamo di sadismo e di masochismo, ma di un pellegrinaggio, di scalare insieme una montagna, del viaggio e non della destinazione.” – Riccardo Wildties